ESTERNO, ARCHITETTURA
A sud ovest del paese di Cavenago di Brianza, anticamente fuori le mura della città, si
trova la Chiesa di Santa Maria in Campo , uno dei monumenti più significativi di tutto il Vimercatese, analogo ad altri numerosi oratori milanesi del XIV - XV secolo.
L’edificio attuale è un Oratorio campestre di eleganti proporzioni, con fronte a capanna,
interamente in mattoni. E’ uno dei migliori esempi di architettura provinciale
quattrocentesca. In essa la prevalenza dei caratteri romanici è legata alla più generale
evoluzione dell’architettura lombarda, che anche nell’età gotica conservò uno stretto
legame con la più sobria ed austera linea romanica.
L’ingresso possiede un ampio portale, incorniciato con semplici modanature in cotto, trabeazione stiacciata e cimasa con volute ormai consumate dalle intemperie. Povera nelle decorazioni e nei materiali, mantenendo fede agli ideali architettonici lombardi. Il grande rosone sulla facciata simboleggia, come vuole la tradizione medievale, l’occhio della chiesa che, dalla sua forma circolare, senza inizio e senza fine, rappresenta il Dio. Originariamente, la facciata doveva essere ricoperta da una decorazione a raggianti, gialli e rossi su fondo bianco, tracce recuperate con il restauro moderno del 2013. Decorazioni, queste, che ricordano lo stemma dell’abbaziadi Mirasole e gli Umiliati. Ai lati le pareti mostrano all'esterno i mattoni a vista, segno distintivo dell'architettura locale quattrocentesca; mentre, alla sommità della facciata e delle pareti laterali corre una cornice di coronamento, costituita da sezioni di mattoni disposte a cono e rastremantesi verso il basso. È uno dei diversi motivi ornamentali dell'architettura quattrocentesca, che qui conferisce una particolare preziosità alla struttura muraria.
Nella campata centrale, vicino alla nuova sagrestia, si trova un finestrone e una porticina di gradevole fattura, incorniciata da un portale in laterizio e sormontata da una lunetta semicircolare di elegante decorazione.
La quarta campata, completamente intonacata, è costituita da quel che rimane delle
vecchie abitazioni abbattute, dalla scarsella, e dagli spessi muri trapezoidali di rinforzo.
Tra i due contrafforti, passando attraverso una porticina in ferro, ci si trova ad un passo
dal primitivo muro dell’Oratorio che racchiude la curva absidale della chiesa. Da qui,
attraversando un angusto passaggio si sbocca nel deambulatorio che circonda l’abside e
mette in comunicazione la sagrestia con l’esedra della “Beata” Ercolina.
Come per il lato sud, anche questo lato è suddiviso in tre campate, più una quarta
costituita dai contrafforti sopraccitati.
La chiesa, come la vediamo ora esternamente e come probabilmente non ci si
aspetterebbe, è stata liberata da una cascina che vi era addossata sul retro e sul lato Nord
(probabilmente era il resto di tutto un ampio caseggiato che veniva ad occupare lo spazio
intorno alla Chiesa fino all’altezza del campanile).
Anche i muri sono particolari nella loro composizione e scelta varia dei materiali. La loro
posizione irregolare ci fa capire che l’edificio ha subito continue modifiche.
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